La pelle rilassata sotto il mento cambia il profilo del viso più di quanto si pensi: può cancellare l’angolo tra mento e collo, appesantire la mandibola e dare un aspetto stanco anche quando il resto del volto è in ordine. Io distinguo sempre tre cause diverse - grasso, lassità cutanea e cedimento del platisma - perché da lì dipende la scelta chirurgica giusta. In questo articolo trovi quando la chirurgia ha davvero senso, quali interventi si usano, come si sceglie la tecnica, che recupero aspettarsi e quanto considerare nel preventivo.
La scelta corretta nasce da un’analisi di grasso, pelle e muscolo
- Non ogni doppio mento si tratta allo stesso modo: il problema può essere grasso, pelle in eccesso o muscolo del collo.
- Se la pelle è ancora elastica, spesso basta una correzione più mirata; quando invece cede davvero, serve una tecnica che la riposizioni o la asporti.
- Le bande verticali del collo indicano spesso un coinvolgimento del platisma e orientano verso una platismoplastica.
- In Italia, i costi indicativi partono spesso da circa 1.500-2.500 euro per la liposuzione del sottomento e salgono per gli interventi più completi.
- Il risultato migliore non è quasi mai quello più aggressivo, ma quello proporzionato al difetto reale.
Quando il rilassamento sotto il mento richiede chirurgia
La prima distinzione che faccio è semplice: grasso e pelle non sono la stessa cosa. Un piccolo accumulo adiposo sotto il mento può dare volume, ma se la pelle si è già allentata, togliere solo il grasso rischia di lasciare pieghe ancora più visibili. Lo stesso vale dopo un dimagrimento importante: il problema non è più il peso in sé, ma il tessuto che non riesce a retrarsi.
La chirurgia inizia ad avere senso quando il difetto è stabile, visibile anche a collo rilassato e non cambia molto con postura o dimagrimento. I segnali che mi fanno pensare a un approccio chirurgico sono soprattutto questi:- angolo tra mento e collo poco definito anche da peso stabile;
- pelle che resta “vuota” o piegata quando il mento si abbassa;
- banding verticale del collo, cioè cordoni visibili del platisma;
- lassità evidente dopo dimagrimento o con l’età;
- profilo che resta pesante nonostante il grasso sia poco o moderato.
Un test molto pratico è quello dell’elasticità: se pizzico la pelle e torna rapidamente in sede, posso pensare a una soluzione più conservativa; se invece rientra lentamente o resta segnata, la sola liposuzione di solito non basta. Da qui si capisce perché il passo successivo non sia “fare un intervento”, ma scegliere quale intervento ha senso.

Quali interventi chirurgici si usano davvero
Quando si parla di chirurgia del collo e del sottomento, in pratica si lavora su quattro livelli. La differenza non è accademica: ogni tecnica risolve un problema preciso e lascia scoperti gli altri. Se sbaglio il livello, il risultato può sembrare incompleto anche se l’intervento è tecnicamente ben eseguito.
| Intervento | Cosa corregge | Quando lo considero | Limiti principali |
|---|---|---|---|
| Liposuzione del sottomento | Accumulo adiposo localizzato sotto il mento | Pelle ancora elastica e difetto soprattutto di volume | Non rassoda in modo significativo la pelle lassata |
| Submentoplastica | Grasso moderato e primi cedimenti dei tessuti profondi | Profilo da migliorare con un accesso piccolo e mirato | Non è la scelta giusta se la pelle è molto in eccesso |
| Platismoplastica | Bande verticali del platisma e lassità muscolare | Quando il collo appare “tirato” o segnato da cordoni | Da sola non risolve una grande quantità di cute in eccesso |
| Lifting del collo | Pelle in eccesso, muscolo, grasso e contorno mandibolare | Rilassamento più marcato o collo visibilmente cadente | È più invasivo e lascia cicatrici più estese, anche se ben nascoste |
In alcuni casi aggiungo anche una valutazione del mento osseo: se il mento è retruso, il collo può sembrare più pieno di quanto sia davvero. In questi pazienti una semplice correzione della pelle non basta, perché la base del profilo resta poco proiettata. La soluzione può richiedere un intervento combinato, per esempio un lifting del collo insieme a una mentoplastica o a una genioplastica di avanzamento.
La regola pratica è questa: se il problema dominante è il grasso, parto da una tecnica più leggera; se dominano pelle e muscolo, salgo di livello. Ed è proprio questo il criterio che aiuta a scegliere bene la procedura più adatta.
Come si sceglie la tecnica giusta
Io parto sempre da tre domande: c’è grasso, c’è pelle o c’è un problema profondo del muscolo? Le risposte cambiano completamente il piano chirurgico. Due pazienti con lo stesso “doppio mento” possono ricevere indicazioni opposte se uno ha solo un piccolo accumulo adiposo e l’altro ha un collo svuotato e cadente dopo un dimagrimento importante.
Se prevale il grasso localizzato
Quando la pelle è buona e il difetto è soprattutto un accumulo adiposo, la liposuzione del sottomento è spesso la scelta più lineare. Funziona meglio in chi ha tessuti elastici, non fuma e mantiene il peso stabile. In questo scenario il collo si ridefinisce perché la pelle riesce a “riappoggiarsi” in modo naturale sul nuovo profilo.
Se la pelle è il vero problema
Quando vedo pelle in eccesso che forma pieghe o scende verso il basso, la liposuzione da sola può peggiorare la situazione. In questi casi serve una tecnica che riposizioni o asporti il tessuto in eccesso, quindi una cervicoplastica o un lifting del collo. È il passaggio che molti sottovalutano: non basta togliere volume, bisogna ridare sostegno.
Se compaiono bande verticali
Le bande del platisma sono uno dei segni più chiari di invecchiamento del collo. Non sono grasso e non sono pelle in eccesso: sono il muscolo che si rende visibile e “tira” la superficie. In questo caso una platismoplastica può fare più differenza di qualsiasi aspirazione di grasso, perché lavora sul vero responsabile della deformazione.
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Se il mento è arretrato
Un mento poco proiettato fa sembrare il collo più pieno e il sottomento più cadente. Se correggo solo i tessuti molli, il viso può migliorare ma non armonizzarsi del tutto. Per questo, nei casi selezionati, considero anche la proiezione del mento: a volte la soluzione migliore è combinare più procedure invece di forzare un’unica tecnica.
La visita giusta non guarda solo l’età o l’immagine frontale: valuta profilo, elasticità, spessore cutaneo, peso stabile, abitudini e qualità dei tessuti. Da qui si passa alla parte più concreta, cioè come si svolge l’intervento e quanto dura davvero il recupero.
Come si svolgono intervento e recupero
Molti interventi sul collo vengono eseguiti in regime ambulatoriale o di day surgery, con anestesia locale e sedazione oppure anestesia generale nei casi più estesi. La durata varia: una liposuzione isolata può richiedere meno di un’ora, una submentoplastica circa 1-2 ore e un lifting del collo completo può arrivare a 2-3 ore o più, a seconda della complessità.
Le fasi, semplificando, sono sempre simili:
- valutazione preoperatoria e marcature in piedi, non solo da sdraiati;
- piccole incisioni sotto il mento e, se serve, dietro le orecchie;
- rimozione del grasso in eccesso e/o rinforzo del platisma;
- asportazione della pelle eccedente nei casi indicati;
- fascia o guaina compressiva per contenere edema e favorire l’adesione dei tessuti.
Il recupero è abbastanza prevedibile, ma non va banalizzato. Nella mia esperienza la maggior parte dei pazienti deve mettere in conto gonfiore e lividi per 1-2 settimane, con un ritorno alle attività leggere in circa 7-14 giorni. L’attività fisica intensa, invece, di solito va rimandata per alcune settimane. Il risultato inizia a leggersi presto, ma si stabilizza davvero nel corso di 2-3 mesi, a volte più a lungo se l’edema è marcato.
Qui conviene essere realistici: il collo sembra spesso “duro” o tirato nelle prime fasi, e questo è normale. Il punto non è giudicare l’esito a una settimana, ma seguire con precisione le indicazioni del chirurgo e dare tempo ai tessuti di assestarsi. Da questo dipendono anche i rischi e i limiti dell’intervento.
Rischi, cicatrici e limiti reali
Ogni chirurgia ha margini di miglioramento e margini di rischio. L’American Society of Plastic Surgeons ricorda che il lifting del collo può dare complicanze come ematoma, infezione, alterazioni della sensibilità, asimmetrie, gonfiore persistente e, più raramente, problemi nervosi o di guarigione. Non sono eventi frequenti, ma vanno considerati perché aiutano a scegliere con consapevolezza.
Le cicatrici, in mani esperte, si nascondono in punti discreti: sotto il mento, dietro l’orecchio, lungo pieghe naturali. Però non spariscono per magia, e chi tende a cicatrici ipertrofiche o keloidi deve discuterne prima della procedura. Anche il fumo, il controllo del peso e la qualità della pelle influenzano la guarigione più di quanto si creda.
C’è poi un limite che spiego sempre con chiarezza: la chirurgia migliora il collo, non ferma l’invecchiamento. Anche Mayo Clinic sottolinea che il risultato può durare a lungo, ma il processo di aging continua. In più, un dimagrimento importante dopo l’intervento può alterare di nuovo i contorni, così come un aumento di peso può far tornare il volume sotto il mento.
Il rischio più sottovalutato non è il taglio, ma l’eccesso di correzione: togliere troppo grasso può svuotare il profilo, mentre tirare troppo la pelle può dare un aspetto rigido. Il buon risultato, per me, resta sempre quello che sembra naturale anche quando il paziente parla, deglutisce e muove il collo. E proprio per questo il costo non dovrebbe mai essere letto da solo, ma insieme a ciò che include davvero.
Quanto costa in Italia e cosa fa salire il preventivo
Nel 2026, in Italia, i prezzi variano molto in base alla città, alla struttura, all’anestesia e alla complessità anatomica. Per orientarsi, però, io considero queste fasce come indicative:
| Intervento | Fascia indicativa | Da cosa dipende di più |
|---|---|---|
| Liposuzione del sottomento | Circa 1.500-2.500 euro | Quantità di grasso, anestesia, follow-up e struttura |
| Submentoplastica | Circa 2.500-4.500 euro | Coinvolgimento dei tessuti profondi e durata dell’intervento |
| Platismoplastica o cervicoplastica | Circa 3.500-6.000 euro | Necessità di lavorare sul muscolo e sulla pelle |
| Lifting del collo completo | Circa 4.000-8.000 euro o più | Estensione del rilassamento, eventuale combinazione con altri interventi |
La voce che fa salire il preventivo non è quasi mai il “taglio” in sé, ma il contesto: sala operatoria, anestesista, eventuale notte in clinica, controlli post-operatori, medicazioni e, se serve, l’associazione con altre procedure. Quando vedo un prezzo molto basso, controllo sempre che cosa sia escluso, perché il numero iniziale da solo dice poco.
La regola più utile è questa: un preventivo serio spiega cosa si sta correggendo, con quale tecnica e con quali controlli dopo l’intervento. Se manca uno di questi tre elementi, la cifra è solo una parte della storia. E prima di chiudere, c’è ancora un dettaglio pratico che aiuta a evitare scelte frettolose.
La visita che chiarisce se basta rimodellare o serve un lifting completo
La domanda giusta, prima ancora di scegliere una procedura, è questa: qual è il tessuto che sta davvero creando il problema? Se la risposta non è chiara, il rischio è inseguire la tecnica più famosa invece di quella più adatta. Io, in visita, cerco sempre di arrivare a una diagnosi morfologica precisa, non a una generica promessa di “collo più bello”.
- Chiedo se il difetto cambia molto tra fronte, profilo e mento abbassato.
- Valuto se la pelle “torna su” o resta segnata dopo il pinch test.
- Controllo se le bande verticali sono il problema principale.
- Verifico la proiezione del mento, perché un mento arretrato altera tutto il profilo.
- Discuto con il paziente quanto tempo può dedicare al recupero e quanto è disposto a tollerare cicatrici piccole ma presenti.
- Chiedo sempre stabilità del peso, fumo, farmaci e precedenti interventi nella zona.
Se dopo la visita non è chiaro se il problema è grasso, pelle o muscolo, non è ancora il momento di operarsi. Quando invece la diagnosi è ben fatta, la chirurgia del collo e del sottomento diventa molto più prevedibile e il risultato tende a essere anche più naturale. In pratica, il miglior intervento è quello che corregge il difetto reale con la minima invasività necessaria.